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Facebook, anche Elon Musk ha deciso di boicottare il social

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Sono giorni che non si parla d’altro: Facebook e lo scandalo Cambridge Analytica sono al centro dell’attenzione in tutto il mondo, ed il polverone non accenna ad arrestarsi.

A svelare la gestione molto trascurata dei dati personali da parte di Facebook è stato un ex dipendente della società specializzata in analisi dati e consulenze politiche, Cambridge Analytica. Secondo la sua ricostruzione l’azienda, in cui ricopriva un ruolo chiave, ha ottenuto dati di circa cinquanta milioni di utenti Facebook. I dati sono stati carpiti approfittando della possibilità che Facebook concedeva a solo scopo di ricerca (e che dal 2015 non è più in vigore) di ottenere le informazioni su tutti i contatti degli utenti.

Subito le quotazioni del colosso di Menlo Park sono scese, dopo aver perso quasi 40 miliardi di dollari di valore: Wall Street ha paura che lo scandalo finisca per incidere sul business model di Facebook e comunque a far lievitare i costi.

Inoltre il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, sta indagando sui legami tra la campagna di Donald Trump e la società Cambridge Analytica. Secondo i media americani, sarebbero già stati sentiti alcuni ex manager della campagna del tycoon per capire l’uso che hanno fatto di quei dati.

Mentre gli inserzionisti minacciano un abbandono di massa, il ceo rompe il silenzio: “Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare”, scrive sulla sua pagina personale del social media.

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“Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge analytica – compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quello che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirti. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo”, scrive Zuckerberg.

Per di più, il fondatore e amministratore delegato di Facebook è stato formalmente invitato a testimoniare davanti alla commissione Commercio. “Su base bipartisan, riteniamo necessaria la testimonianza del signor Zuckerberg per capire meglio come la società stia pensando di riguadagnare la fiducia persa, mettere al sicuro i dati degli utenti e smetterla con risposte blande ad una gamma di problemi”, ha scritto il presidente della commissione, il repubblicano John  Thune, includendo tra i firmatari della lettera il vice presidente, il democratico Bill Nelson.

Ma il mea culpa non è bastato non solo al Senato ma anche  ai tanti volti noti che affollano il social, ed in tanti hanno deciso di abbandonare.

In queste ore è impossibile raggiungere le pagine di Space X o Tesla su Facebook: a chiuderle ci ha pensato il patron Elon Musk, amministratore delegato delle due società, dopo avere annunciato via Twitter la sua adesione alla campagna #deleteFacebook.

Sembra che Musk abbia mantenuto immediatamente la promessa. “Non ho pensato che ce ne fosse una. Lo farò”, aveva twittato Musk rispondendo a Brian Acton, co-fondatore di WhatsApp, che sta chiedendo a tutti di cancellare Facebook per costruire un’alternativa sicura al social blu.

Musk, in ogni caso, non è stato l’unico a rispondere coi fatti alla «provocazione» lanciata da Acton. Mercoledì, infatti, hanno fatto «delete» i Massive Attack, band di Bristol che negli anni Novanta guidò la rivoluzione trip hop e raccolse consensi di pubblico e critica con album come Blue Lines e Mezzanine.

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Redazione Giga

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