Telefonia, inchiesta svela come fanno i call center a tartassarci

Telefonia inchiesta svela come fanno i call center a tartassarci

Molti di noi le hanno provate tutte per non essere disturbati a tutte le ore dai call center, ma non c’è registro delle opposizioni che tenga: nonostante la legge preveda la libertà di non essere contattati se non lo si desidera, la realtà è ben diversa.

E se ci chiediamo come sia possibile, la storia che in queste ore viene da Roma ce ne mostra un esempio: ventisei persone sono finite al centro di una vasta inchiesta condotta dalla Polizia postale col coordinamento della procura di Roma con l’accusa di aver organizzato una attività illecita sistematica, per mezzo della quale rubavano ai gestori di telefonia i dati personali dei clienti per poi rivenderli ad altri che li usavano per procacciarsi clienti attraverso offerte di cambio gestore.

Le accuse ipotizzate dai pm capitolini sono di accesso abusivo alle banche dati dei gestori di telefonia che detengono le informazioni tecniche e personali dei clienti, diffusione di codici di accesso di sistemi di pubblico interesse, trattamento illecito degli stessi dati rubati e violazione della legge sulla privacy.

In pratica, l’inchiesta ha svelato l’esistenza di un business illegale legato al commercio dei dati di titolari di linee telefoniche che segnalano guasti e disservizi, venduti dagli intermediari a call center che poi contattavano i potenziali clienti allo scopo di spostarli da un gestore all’altro e ottenere laute commissioni.

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