Nel cervello un GPS organizza pensieri

Nel cervello un GPS organizza pensieri

Il nostro cervello può contare su un suo GPS personale per organizzare i pensieri, creare una mappa dell’ambiente che ci circonda e farci orientare in questo ambiente. Questi i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Science.

Uno studio eseguito dal Max Planck Institute per le Scienze umane cognitive e del cervello di Lipsia, in collaborazione con il norvegese Kavli Institute per le Neuroscienze di Trondheim (Norvegia), e il Premio Nobel 2014 Edvard Moser (premiato proprio per i suoi studi sul funzionamento del nostro sistema di navigazione interno), paragona a quello di un GPS il meccanismo che il cervello umano mette in moto per orientarsi nell’ambiente in ci troviamo e organizzare le conoscenze in una vera e propria mappa mentale.

In pratica nel nostro cervello c’è una sorta di navigatore capace di “indirizzare” i nostri pensieri. A dire il vero sono decenni che gli scienziati studiano questo sistema. Già nel 2017 la rivista Neuron aveva pubblicato uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Florida State University.

Tutti gli studi partono dalla scoperta del ricercatore John O’Keefe il quale negli anni ’70 identificò per la prima volta le cellule del cervello che ci aiutano a capire dove siamo e come dobbiamo muoverci in quel determinato contesto. E fu proprio grazie a questa scoperta che O’Keefe nel 2014 ha ricevuto, con May-Britt Moser e al ricercatore Edvard Moser, il Premio Nobel per la Medicina.

John O’Keefe, dunque, scoprì i primi elementi del “GPS del cervello”. Il ricercatore riuscì a individuare una serie di cellule, dette cellule di posizione (place cell), capaci di creare la mappa dello spazio in cui ci troviamo. Nel corso degli anni 2000, May-Britt e suo marito Edvard Moser identificarono un altro tipo di cellule nervose, le grid cell (cellula a griglia).

Questi neuroni, che si trovano nella corteccia entorinale, si attivano quando ci troviamo in una posizione specifica permettendoci di capire quale percorso seguire.

Le informazioni dettate dai diversi sensi sono integrate e trasformate in azioni nella regione del cervello detta corteccia parietale. In quest’area, grazie anche all’aiuto di altre aree cerebrali, la risposta viene registrata sotto forma di ricordo. Ed è quest’ultimo ad agire in seguito come una mappa: trovandoci nello stesso posto, alla vista anche di un solo particolare del luogo, sarà direttamente associata la mappa mentale dello spazio e il cervello sarà pronto a indicarci in quale direzione muoverci.

Ma c’è di più. Da un altro studio del 2016 si evince che questi “neuroni Gps” si attivano non soltanto quando ci muoviamo nello spazio, ma quando siamo davanti a nuove conoscenze.

Il dottor Jacob Bellmund, che guida il team di ricercatori del Max Planck Institute, spiega: “Mettendo insieme tutte le precedenti scoperte abbiamo ipotizzato che il cervello si basi su una mappa mentale, senza differenze tra spazi reali o spazi virtuali tra le varie dimensioni dei nostri pensieri. Il treno dei pensieri quindi viaggia davvero lungo un percorso tra queste dimensioni“.

L’importanza di questi processi si rileva soprattutto quando ci troviamo di fronte a esperienze o situazioni nuove e sconosciute. In questi casi, infatti, è proprio utilizzando la mappa delle conoscenze in nostro possesso che possiamo prevedere il grado di somiglianza tra una cosa nuova e le nozioni già acquisite.

Per esempio, non serve aver fatto visto da vicino una tigre per “conoscerla”, basta avere visto altri felini per inserirla nel giusto posto nella mappa, perché come rileva Bellmund: “Siamo in grado di generalizzare le situazioni nuove che affrontiamo quotidianamente e decidere il comportamento migliore da adottare”.

I ricercatori, in breve, sono convinti che il GPS personale del cervello sia anche la chiave per “pensare” o, per essere più precisi, per ordinare i pensieri.

Spiega Christian Doeller, autore senior dello studio e nuovo direttore del Max Planck Institute per le scienze cognitive umane: “Crediamo che il cervello memorizzi le informazioni su ciò che ci circonda nei cosiddetti spazi cognitivi. Ciò riguarda non solo i dati geografici, ma anche le relazioni tra gli oggetti e l’esperienza”.

Per “spazi cognitivi”, come ricordano gli scienziati, si intendono le mappe mentali in cui ognuno di noi organizza la sua esperienza.

foto@Flickr

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